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In questi giorni stiamo assistendo alla gogna mediatica alla quale è sottoposto il Comandante della Polizia Locale di Milano Antonio Barbato.

Tutti gli articoli di giornale, estrapolando alcune frasi dalle intercettazioni effettuate dalla DDA in merito all’indagine che ha portato in carcere, in quanto vicini al clan Laudani, il dirigente sindacale CISL Domenico Palmieri e l’imprenditore Alessandro Fazio a capo di una cooperativa che gestiva la vigilanza al palazzo di giustizia , fanno trasparire che il Comandante avrebbe passato agli stessi dati sensibili sugli appalti per la sicurezza e che avrebbe acconsentito a far pedinare un sindacalista al fine di verificare come utilizzasse le ore di permesso sindacale. Da informazioni assunte posso dire che tutto ciò è destituito di ogni fondamento poiché non mi risulta che vi fossero gare d’appalto sulla sicurezza nel Comune di Milano che peraltro vengono gestite da un ufficio esterno alla Polizia Locale, né che il sindacalista sia stato pedinato, verificato che la notizia di reato nei suoi confronti è stata redatta, dopo le indagini del caso, da personale della Polizia Locale. Appare evidente che il Comandante, per il ruolo istituzionale che ricopre ha l’obbligo di incontrare sia i rappresentanti sindacali che gli appartenenti alla società civile, imprenditori compresi, ma non mi risulta che abbia mai avuto favori o regalie di sorta da alcuno. Il Comandante Barbato, da quando si è insediato al vertice della Polizia Locale meneghina, si è prodigato al limite delle possibilità umane nel ricercare, anche con il supporto e la condivisione dei rappresentanti dei lavoratori, una maggiore operatività del Corpo nel solo interesse della collettività, tant’è che si è trovato ad affrontare alcuni eventi di portata internazionale avendo il plauso per la loro perfetta riuscita da tutte le Istituzioni. In questo percorso virtuoso, peraltro appena intrapreso, si è però scontrato con alcune resistenze interne, restie al cambiamento in atto. Barbato, invece di far finta di nulla o di cercare i famosi “compromessi all’italiana” ha denunciato anche alla Magistratura fatti che con le lotte dei lavoratori e la tutela dei loro diritti non c’entrano assolutamente nulla. Quindi appare stupefacente che a un Comandante, che peraltro non è nemmeno indagato venga chiesto, da alcuni rappresentanti della politica milanese che si professano garantisti, di fare un passo indietro. In qualità di Agente Motociclista del Reparto Radiomobile e di segretario Sulpm di Milano chiedo al mio Comandante di resistere un secondo di più dei suoi detrattori e di attendere con serenità il giudizio del Comitato incaricato dal Sindaco Sala di valutare il comportamento da lui tenuto in questa surreale vicenda, significando che non può fermarsi l’opera di moralizzazione e di riorganizzazione iniziata da Antonio Barbato.

Il Segretario Sulpm di Milano città

Vincini Daniele

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